Il mercato delle criptovalute continua a muoversi in territorio fragile, e i dati on-chain indicano che la pressione in vendita resta concentrata nelle mani dei grandi investitori. Secondo le ultime analisi di CryptoQuant, l’attuale fase di bear market vede un ruolo sempre più dominante delle cosiddette bitcoin whale, ossia gli indirizzi che movimentano volumi molto elevati di BTC verso gli exchange.
Uno degli indicatori chiave osservati dagli analisti è l’exchange whale ratio, salito a 0,64, il livello più alto dal 2015. Questo significa che il 64% dei bitcoin depositati sugli exchange proviene dai dieci maggiori trasferimenti per volume. In altre parole, sono i grandi detentori a guidare gran parte dei flussi in entrata sulle piattaforme di scambio, un segnale che storicamente è stato associato a un aumento della pressione di vendita.
Parallelamente, anche la dimensione media dei depositi di bitcoin verso gli exchange è cresciuta, raggiungendo 1,58 BTC nel mese di febbraio, il valore più elevato dalla metà del precedente ciclo ribassista nel 2022. Questo dato rafforza l’idea che non si tratti di piccoli investitori in fuga, ma di operatori con disponibilità significative che stanno ribilanciando o liquidando le proprie posizioni.
Va però sottolineato che, dopo un picco di afflussi legato a una fase di capitolazione, la situazione sembra essersi parzialmente stabilizzata. In seguito alla recente correzione del prezzo di BTC verso l’area dei 60.000 dollari, i flussi giornalieri sugli exchange avevano toccato quota 60.000 BTC in una sola giornata, segnando il livello più alto degli ultimi mesi. Successivamente, la media mobile a sette giorni è scesa intorno a 23.000 BTC, con un calo di circa il 60%. Questo ridimensionamento suggerisce che la fase più acuta delle vendite possa essersi attenuata, pur restando i volumi su livelli superiori rispetto al periodo precedente.
Se il quadro di bitcoin appare dominato dai grandi detentori, quello delle altcoin mostra una pressione più diffusa. I depositi medi giornalieri di token alternativi sugli exchange sono saliti a circa 49.000 unità nel 2026, in aumento del 22% rispetto all’ultimo trimestre del 2025. Un incremento di questo tipo, secondo l’analisi on-chain, tende ad anticipare fasi di maggiore volatilità e riflette un clima di fiducia debole al di fuori dell’asset principale. Quando gli investitori trasferiscono altcoin verso gli exchange in quantità crescenti, spesso si preparano a venderle o a convertirle in asset ritenuti più solidi.
Un altro elemento cruciale riguarda le stablecoin, in particolare USDT. I flussi netti giornalieri di Tether verso gli exchange si sono ridotti drasticamente rispetto ai picchi registrati nei mesi precedenti. Dopo aver toccato un massimo annuale di 616 milioni di dollari in novembre, gli afflussi si sono contratti fino a 27 milioni di dollari, con alcune giornate caratterizzate addirittura da deflussi netti consistenti. In un caso, si è registrata un’uscita di 469 milioni di dollari in un solo giorno.
La dinamica delle stablecoin è fondamentale perché rappresenta la cosiddetta liquidità pronta all’uso, il capitale parcheggiato in forma digitale che può essere rapidamente impiegato per acquistare crypto asset. Quando questi flussi diminuiscono o diventano negativi, il mercato perde parte della propria “polvere da sparo”, ossia della capacità di assorbire nuove ondate di vendita. La combinazione tra aumento dei depositi di grandi detentori e riduzione della liquidità disponibile crea un equilibrio delicato.
Nel complesso, l’analisi di CryptoQuant delinea una struttura di mercato vulnerabile. La pressione di vendita su bitcoin appare concentrata nelle mani di pochi grandi operatori, mentre le altcoin subiscono una distribuzione più ampia e diffusa. Allo stesso tempo, il calo degli afflussi di stablecoin indica una domanda marginale più debole. In una fase di mercato ribassista, questi fattori possono tradursi in oscillazioni improvvise e in una volatilità accentuata.
Ciò non implica necessariamente un imminente crollo, ma suggerisce che i cuscinetti di domanda sono meno robusti rispetto alle fasi di espansione. Finché la liquidità resterà compressa e i grandi detentori continueranno a influenzare i flussi sugli exchange, il mercato delle criptovalute potrebbe rimanere esposto a ulteriori scosse, con movimenti di prezzo amplificati e una fiducia ancora in cerca di consolidamento.