Il Bitcoin torna sotto pressione e scivola sotto la soglia psicologica dei 70.000 dollari, un livello che per il mercato aveva anche un forte valore simbolico oltre che tecnico. La discesa, avvenuta in un contesto già fragile, si inserisce in una fase di debolezza che dura da mesi e che ha progressivamente eroso l’entusiasmo degli investitori. A pesare sono soprattutto due fattori: la grande scadenza di opzioni per un controvalore di circa 14 miliardi di dollari e il clima di crescente incertezza internazionale, aggravato dalle tensioni in Medio Oriente, che ha spinto molti operatori a ridurre il rischio e a cercare asset percepiti come più difensivi.
La flessione non è soltanto un movimento tecnico di breve periodo. Il calo fino a quota 68.692 dollari segnala infatti che il mercato delle criptovalute sta attraversando una fase di forte nervosismo. Rispetto al massimo storico di ottobre 2025, vicino ai 126.000 dollari, il ridimensionamento è ormai molto pesante. Questo arretramento ha riacceso un dibattito che divide analisti e investitori: siamo davanti a una pausa violenta ma temporanea, oppure a una vera fase di mercato ribassista destinata a durare più a lungo?
Le metriche on-chain offrono un quadro che, almeno per ora, invita alla prudenza. L’indice Fear and Greed, utilizzato per misurare il sentiment del comparto crypto, è precipitato in area di paura estrema, segnalando un clima emotivo dominato dall’incertezza. Anche il rapporto tra profitti e perdite non realizzati mostra che il mercato si sta muovendo in una zona delicata, dove prevalgono esitazione e fragilità. Una quota rilevante dell’offerta circolante di Bitcoin risulta oggi detenuta in perdita, e questo elemento tende ad aumentare la pressione psicologica sugli investitori più esposti.
C’è poi un dato particolarmente interessante: le prese di profitto si sono quasi azzerate. I profitti realizzati, depurati dai movimenti interni agli exchange, si sono contratti in modo drastico rispetto ai picchi registrati nei mesi scorsi. È un segnale che spesso compare nelle fasi avanzate delle correzioni, quando molti operatori che avevano ancora margini di guadagno hanno già venduto e il mercato rimane popolato soprattutto da investitori bloccati in posizioni meno favorevoli. In altre parole, chi poteva uscire in utile lo ha già fatto, mentre chi resta tende a muoversi con maggiore cautela.
Anche sul fronte della domanda non emergono, per ora, segnali di vera forza. Gli acquisti si concentrano in modo selettivo sui ribassi, ma non si vede ancora quella partecipazione ampia e convinta che di solito accompagna una ripartenza strutturale. I volumi spot restano contenuti, mentre i tassi di finanziamento dei contratti perpetui rimangono negativi, indicando che il mercato dei derivati continua a esprimere una visione difensiva. Sopra i prezzi attuali, inoltre, si accumulano diverse aree di resistenza, legate sia ai costi medi di acquisto dei possessori di breve periodo sia agli afflussi registrati negli ETF spot statunitensi.
Le opinioni degli analisti restano divise. Alcuni osservatori vedono in questa fase la conferma di un ciclo ribassista pienamente in atto e ritengono possibile che eventuali recuperi di breve durata si trasformino in semplici rimbalzi tecnici, incapaci di invertire davvero il trend. Altri, invece, invitano a non leggere il quadro in modo troppo pessimista. Diversi indicatori che in passato hanno segnalato il culmine dei mercati rialzisti non si sono ancora attivati, e una consistente quantità di BTC risulta accumulata nella fascia compresa tra 65.000 e 75.000 dollari. Questo intervallo potrebbe funzionare come una zona di domanda importante, capace di contenere ulteriori spinte ribassiste.
La settimana in corso, in ogni caso, appare decisiva. La maxi scadenza di opzioni su piattaforme come Deribit potrebbe rendere il prezzo del Bitcoin ancora più sensibile agli eventi macroeconomici e geopolitici, una volta venuto meno l’effetto stabilizzante delle coperture dei dealer. Sullo sfondo resta poi un riferimento tecnico molto osservato: la media mobile a 200 settimane, storicamente considerata un livello chiave nei precedenti cicli ribassisti del Bitcoin. Oggi si colloca nell’area tra 59.000 e 61.000 dollari. Se il mercato dovesse avvicinarsi a quella fascia, si aprirebbe una fase cruciale per capire se il minimo è vicino oppure se la discesa ha ancora spazio. Per ora una cosa appare chiara: il Bitcoin non è entrato in una semplice giornata negativa, ma in un passaggio che può ridefinire gli equilibri del mercato crypto nelle prossime settimane.