Giovanni Ferrero, Andrea Pignataro e Giancarlo Devasini restano saldamente in cima alla classifica dei più ricchi d’Italia, confermandosi ancora una volta come i protagonisti assoluti del capitalismo nazionale secondo la recente graduatoria dei miliardari stilata da Forbes. Tre figure molto diverse tra loro, per storia personale, settore e stile di vita, ma accomunate da una capacità straordinaria di intercettare e governare le grandi trasformazioni economiche contemporanee, dall’industria alimentare alla finanza dei dati, fino all’universo delle criptovalute.
Il dato che colpisce subito è la dimensione complessiva della ricchezza italiana. I 79 Paperoni censiti da Forbes detengono un patrimonio totale di 357,2 miliardi di dollari, in crescita del 5% rispetto ad aprile e addirittura del 65% rispetto al 2023. Una dinamica che riflette un trend globale ben più ampio. Secondo le stime di UBS, nel mondo 2.919 miliardari hanno visto la propria ricchezza aumentare del 13% in un solo anno, raggiungendo quota 15.800 miliardi. Non si tratta solo di accumulazione, ma anche di trasmissione ereditaria: nei prossimi 15 anni, sempre secondo UBS, circa 5.900 miliardi passeranno di generazione in generazione, con una quota stimata di 90 miliardi riconducibile ai grandi patrimoni italiani.
In testa alla classifica nazionale c’è Giovanni Ferrero, con un patrimonio stimato di 41,3 miliardi di dollari. Presidente e primo azionista del gruppo Ferrero, che nel 2024 ha registrato 18,4 miliardi di ricavi, Ferrero incarna una figura quasi anomala nel panorama dei grandi miliardari. Accanto alla gestione di uno dei marchi più iconici al mondo, coltiva infatti una forte passione per la scrittura, pubblicando romanzi e mantenendo un profilo pubblico estremamente riservato.
Alle sue spalle si colloca Andrea Pignataro, con 36,9 miliardi di patrimonio. È il fondatore di Ion, colosso globale dei software finanziari, ed è anche socio di maggioranza del marchio di abbigliamento sportivo Macron. La sua storia racconta come la vera miniera d’oro dell’economia moderna non siano più solo i prodotti fisici, ma i dati, le infrastrutture digitali e i sistemi che muovono la finanza globale.
Sul terzo gradino del podio resta Giancarlo Devasini, con 22,4 miliardi. Patron di Tether, la società che emette la stablecoin più utilizzata al mondo, Devasini rappresenta il volto italiano della finanza crypto. Negli ultimi giorni ha fatto parlare di sé per l’offerta da 1,1 miliardi di dollari, poi respinta, per l’acquisizione della Juventus, confermando il legame tra nuovi capitali digitali e grandi simboli dell’economia tradizionale.
Scorrendo la classifica emergono poche sorprese. Al quarto posto sale Francesco Gaetano Caltagirone, con 9,8 miliardi, davanti al ceo di Tether Paolo Ardoino. L’assenza più rilevante è quella di Giorgio Armani, scomparso lo scorso settembre, i cui eredi entrano ora in classifica come nuovi protagonisti. A questi si aggiunge Filippo Ghirelli, mentre la donna più ricca d’Italia resta Massimiliana Landini Aleotti, con 8,1 miliardi, espressione di una delle più solide realtà farmaceutiche europee.
Nel complesso, questa classifica racconta un’Italia dove la ricchezza cresce, si concentra e si trasforma. Un Paese in cui convivono dinastie industriali, finanza tecnologica e nuovi capitali crypto, delineando un’élite sempre più globale, interconnessa e proiettata oltre i confini nazionali.