Il Parlamento britannico ha acceso i riflettori su uno dei problemi più delicati per le imprese che operano nel settore delle criptovalute: l’accesso ai servizi bancari tradizionali. Il gruppo parlamentare trasversale dedicato alle criptovalute e agli asset digitali ha avviato un’indagine per comprendere quanto siano diffuse nel Regno Unito le chiusure dei conti, i rifiuti di apertura e le limitazioni applicate ai pagamenti collegati agli operatori crypto.
L’iniziativa nasce dalle segnalazioni raccolte nel corso degli anni da aziende, professionisti e soggetti attivi nell’economia digitale. Molte realtà del comparto avrebbero incontrato difficoltà nell’ottenere un conto corrente, mantenere una relazione bancaria stabile o utilizzare normalmente i sistemi di pagamento. Il problema non riguarda soltanto gli exchange e le piattaforme di compravendita, ma può coinvolgere società tecnologiche, consulenti, fornitori di servizi e persino imprese assicurative collegate all’ecosistema.
L’indagine sarà condotta attraverso una consultazione pubblica aperta fino al 31 agosto 2026. Il gruppo parlamentare, guidato da Lord Ed Vaizey e dal deputato laburista Gurinder Singh Josan, raccoglierà contributi provenienti dal mondo bancario, dai circuiti di pagamento, dalle società fintech, dalle associazioni, dai consumatori e dagli operatori crypto. Al termine dei lavori sarà pubblicato un rapporto con conclusioni e raccomandazioni destinate al governo britannico.
Uno degli aspetti centrali sarà la proporzionalità delle restrizioni. Alcuni istituti hanno introdotto blocchi verso determinate piattaforme, limiti agli importi trasferibili o controlli rafforzati sulle operazioni legate agli asset digitali. Le banche giustificano normalmente queste misure richiamando la tutela dei clienti, il rischio di frodi, il riciclaggio e la necessità di rispettare obblighi normativi sempre più rigorosi. Il Parlamento vuole però verificare se tali cautele siano applicate sulla base di valutazioni concrete oppure attraverso divieti generalizzati che finiscono per penalizzare anche le imprese regolari.
La questione è particolarmente importante per il Regno Unito, che punta a rafforzare il proprio ruolo internazionale nella finanza digitale. Un Paese può approvare regole per exchange, stablecoin e servizi blockchain, ma queste norme rischiano di perdere efficacia se le imprese autorizzate non riescono ad aprire un conto, incassare pagamenti, pagare dipendenti o stabilire rapporti con assicuratori e fornitori. Senza un collegamento affidabile con il sistema bancario, anche il progetto tecnologicamente più avanzato può trovarsi nell’impossibilità concreta di operare.
Il problema non è nuovo. Già in una precedente indagine, il gruppo parlamentare aveva indicato l’accesso ai conti, alle assicurazioni e agli altri servizi finanziari essenziali come uno dei principali ostacoli alla crescita del settore britannico. Le raccomandazioni pubblicate allora invitavano il governo a favorire un confronto tra banche e imprese crypto, creando percorsi più chiari per gli operatori legittimi e responsabili.
Il fenomeno viene spesso associato all’espressione Operation Chokepoint 2.0, utilizzata negli Stati Uniti per descrivere il presunto allontanamento sistematico delle aziende crypto dal sistema bancario. Nel Regno Unito l’inchiesta non parte da una conclusione già stabilita, ma intende misurare la reale estensione del problema e distinguere tra controlli legittimi e ostacoli ingiustificati. Il punto non è obbligare le banche ad accettare qualsiasi cliente, bensì capire se le loro decisioni siano trasparenti, motivate e coerenti con il livello effettivo di rischio.
Le conseguenze riguardano anche i consumatori. Il blocco di un pagamento può proteggere una persona da una truffa, ma una limitazione troppo rigida può impedire l’utilizzo di servizi legali e regolamentati. Una politica bancaria eccessivamente restrittiva può inoltre ridurre la concorrenza, favorire pochi grandi operatori e spingere le aziende emergenti verso Paesi più disponibili ad accogliere investimenti e innovazione.
L’inchiesta arriva mentre le autorità britanniche stanno definendo un quadro più organico per gli asset digitali e le stablecoin. Negli ultimi mesi la Bank of England e la Financial Conduct Authority hanno modificato alcune proposte dopo le osservazioni dell’industria, cercando un equilibrio tra stabilità finanziaria e competitività. Il nuovo esame parlamentare aggiunge un tassello decisivo: le regole non devono limitarsi a disciplinare il mercato, ma devono anche permettere agli operatori conformi di accedere alle infrastrutture indispensabili.
Il rapporto finale potrebbe quindi favorire criteri più chiari per l’apertura e la chiusura dei conti, procedure di reclamo più efficaci e maggiore trasparenza sulle restrizioni ai pagamenti. La sfida sarà conciliare innovazione, sicurezza e responsabilità. Per il Regno Unito, il risultato dell’indagine mostrerà se l’ambizione di diventare un polo globale degli asset digitali sia sostenuta da condizioni operative reali oppure rischi di rimanere soltanto una dichiarazione di principio.