I mercati finanziari americani hanno vissuto una giornata di forte tensione, con Wall Street che ha chiuso in deciso territorio negativo trascinando con sé anche il comparto delle criptovalute. La seduta è stata dominata dalle vendite sui titoli tecnologici, mentre gli investitori hanno iniziato a riposizionarsi in vista di un appuntamento chiave per la politica monetaria statunitense, ovvero la pubblicazione del core CPI, l’indice sull’inflazione USA considerato il principale riferimento per le decisioni della Federal Reserve. In questo contesto di incertezza, anche Bitcoin è tornato a testare un livello tecnico cruciale, quello dei 66.000 USDT, alimentando interrogativi sulla tenuta del mercato nel breve termine.
L’indice S&P 500 ha archiviato la seduta con una flessione dell’1,57% a 6.851 punti, mentre il Nasdaq 100 ha perso il 2,06%, risultando l’indice più penalizzato. Anche il Dow Jones ha registrato un ribasso dell’1,34%, mentre il Russell 2000, rappresentativo delle small cap, ha ceduto il 2,01%. La pressione si è concentrata soprattutto sul comparto tecnologico, dove il peso delle grandi capitalizzazioni ha amplificato la discesa generale.
A incidere sul sentiment è stato il dato sulle richieste settimanali di sussidi di disoccupazione, scese a 227.000 unità. Il numero, pur in calo rispetto alla settimana precedente, è risultato superiore alle attese degli analisti, che stimavano 222.000 richieste. Questo scostamento ha suggerito un mercato del lavoro meno brillante rispetto alle aspettative, rafforzando l’idea che l’economia statunitense stia progressivamente rallentando. In un momento in cui la traiettoria dei tassi di interesse resta incerta, ogni indicatore macroeconomico assume un peso determinante nelle strategie degli operatori.
A complicare il quadro si aggiungono le crescenti preoccupazioni sui costi legati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Dopo mesi di entusiasmo, il mercato inizia a interrogarsi sulla sostenibilità delle valutazioni dei colossi tecnologici e sui margini effettivi di ritorno degli investimenti. Le cosiddette Magnificent 7 hanno guidato la discesa. Apple ha lasciato sul terreno oltre il 5%, mentre Tesla ha chiuso in calo del 2,44%. Anche Amazon, Microsoft, Alphabet, Meta e Nvidia hanno terminato la giornata in negativo, contribuendo in modo significativo alla debolezza del Nasdaq.
Il movimento ribassista non si è limitato all’azionario. Anche i metalli preziosi hanno registrato vendite marcate. L’oro ha perso circa il 3%, scivolando sotto la soglia dei 5.000 dollari l’oncia, mentre l’argento ha subito un calo ancora più pronunciato, con un -11% in una sola seduta. Dopo aver toccato nuovi massimi storici a fine gennaio in un contesto di elevata volatilità, i metalli stanno ora vivendo una fase di rientro tecnico. Nonostante la correzione, l’oro resta in rialzo di circa il 13% dall’inizio del 2026, mentre l’argento, dopo aver segnato un progresso del 50% dai minimi, si è ridimensionato intorno a un +7%.
In questo scenario complesso, il mercato delle crypto ha seguito l’andamento di Wall Street. Bitcoin ha chiuso la giornata con un calo dell’1,24%, mantenendosi però sopra l’area chiave dei 66.000 USDT. Attualmente quota intorno ai 66.400 USDT e da tre giorni sta testando ripetutamente questo livello, che rappresenta un importante supporto tecnico di breve periodo. Una chiusura giornaliera al di sotto di questa soglia potrebbe aprire la strada a una nuova fase di contrazione del prezzo, con possibili estensioni ribassiste nel breve termine.
Dal punto di vista tecnico, il grafico daily mostra chiaramente la fase di ritracciamento avviata dopo i massimi di inizio anno a 97.950 USDT. Il movimento correttivo appare ordinato, ma la tenuta del supporto resta fondamentale per evitare un deterioramento del quadro grafico. Sul lato opposto, la prima resistenza significativa si colloca in area 72.000 USDT, mentre una fascia più ampia di ostacolo tecnico è compresa tra 74.500 e 75.400 USDT. L’indicatore RSI si mantiene su livelli neutri, senza fornire segnali operativi chiari, segno di un mercato in fase di attesa.
Situazione simile per Ethereum, che ha mostrato una tenuta relativa migliore rispetto a Bitcoin chiudendo leggermente positivo nella seduta precedente. Tuttavia anche ETH si trova in prossimità di un livello delicato, quello dei 1.950 USDT. Attualmente quota intorno ai 1.938 USDT e nelle ultime tre sessioni ha più volte violato il supporto in intraday per poi recuperare in chiusura. Questo comportamento indica la presenza di compratori in difesa dell’area, ma una rottura confermata potrebbe accelerare la pressione ribassista. La prima resistenza significativa per Ethereum si colloca in area 2.440 dollari, circa il 15% sopra le quotazioni attuali.
Il quadro complessivo resta dominato dall’attesa per il core CPI di gennaio, atteso in crescita dello 0,3% su base mensile e del 2,6% su base annua, in linea con il dato di dicembre. Un’inflazione stabile rafforzerebbe l’ipotesi di una pausa nei rialzi dei tassi da parte della Fed, favorendo un clima più costruttivo sui mercati finanziari. Al contrario, una sorpresa al rialzo potrebbe riaccendere le tensioni e alimentare nuove vendite su azioni e criptovalute.
Anche l’analisi tecnica sugli indici statunitensi evidenzia una fase delicata. I principali listini hanno rotto al ribasso i supporti di breve periodo tracciati sulle recenti trend line. I future americani hanno aperto in territorio negativo nella sessione notturna, con il Nasdaq osservato speciale per la sua maggiore esposizione al comparto tecnologico. Se la debolezza dovesse proseguire, il rischio è quello di un’estensione della correzione verso livelli più profondi.
In sintesi, la giornata di ieri ha messo in evidenza la fragilità dell’equilibrio attuale tra crescita economica, inflazione e politica monetaria. La reazione dei mercati al dato sull’inflazione sarà decisiva per comprendere se la fase di correzione rappresenti una semplice pausa tecnica o l’inizio di un movimento più strutturato. Nel frattempo, Bitcoin, Ethereum, azioni tecnologiche e metalli preziosi restano strettamente legati all’evoluzione del contesto macroeconomico globale.