Il cambiamento è ormai sotto gli occhi di tutti e riguarda uno dei pilastri più tradizionali della finanza: la consulenza. Per anni le criptovalute sono rimaste ai margini dei portafogli gestiti, percepite come strumenti speculativi, volatili e difficili da inquadrare sul piano regolamentare. Oggi, invece, stanno diventando una componente sempre più strutturale delle strategie di investimento, soprattutto grazie al ruolo attivo dei consulenti finanziari. A fotografare con chiarezza questa svolta è l’ottava edizione del 2026 Benchmark Survey of Financial Advisor Attitudes Toward Crypto Assets, realizzato da Bitwise in collaborazione con VettaFi, i cui risultati sono stati ripresi anche da Cryptonomist.ch.
Il dato più emblematico riguarda la prospettiva futura: il 99% degli advisor che ha investito in crypto nel 2025 dichiara di voler mantenere o aumentare l’esposizione nel 2026. Una percentuale che, da sola, racconta più di molte analisi teoriche. Non si tratta più di una scommessa tattica o di una moda passeggera, ma di una normalizzazione progressiva degli asset digitali all’interno della gestione patrimoniale. Le criptovalute entrano nei portafogli non come eccezione, ma come scelta ponderata e difendibile.
A crescere non è soltanto l’intenzione, ma anche la pratica concreta. Nel 2025 il 32% dei consulenti ha allocato criptovalute per conto dei clienti, con un balzo di dieci punti percentuali rispetto all’anno precedente. Ancora più significativo è l’aumento del peso relativo delle crypto nei portafogli: il 64% dei portafogli digitalmente esposti presenta oggi un’allocazione superiore al 2%, contro il 51% del 2024. È un passaggio chiave, perché segna il superamento della fase simbolica, quella delle micro-allocazioni “di test”, verso una presenza che inizia a incidere davvero sulla costruzione del rendimento complessivo.
La maturazione del fenomeno emerge anche osservando il comportamento personale degli advisor. Il 56% dei consulenti dichiara di detenere criptovalute nel proprio portafoglio privato, il livello più alto registrato dall’avvio dell’indagine nel 2018. Questo dato è tutt’altro che secondario: nella consulenza finanziaria, l’allineamento tra convinzioni personali e raccomandazioni professionali è spesso un indicatore anticipatore dei trend di lungo periodo. Quando il consulente investe in prima persona, tende a conoscere meglio lo strumento, a comprenderne i rischi e a saperlo spiegare con maggiore consapevolezza al cliente.
Parallelamente, si rafforza l’accesso istituzionale al mercato. Il 42% degli advisor può oggi acquistare direttamente crypto nei conti dei clienti, contro il 35% del 2024 e appena il 19% del 2023. Questo dato racconta il progresso dell’infrastruttura operativa e regolamentare, che sta rendendo le criptovalute sempre più compatibili con i sistemi tradizionali di custodia, compliance e rendicontazione. La barriera tecnologica, uno dei principali freni all’adozione, si sta progressivamente abbassando.
Secondo Matt Hougan, Chief Investment Officer di Bitwise, il 2025 rappresenta un anno di svolta storica. I consulenti, afferma Hougan, hanno assunto un ruolo guida per milioni di investitori, approcciando le criptovalute con una maturità mai vista prima. In questo contesto, il rally di Bitcoin, che ha toccato un massimo storico intorno ai 126.000 dollari, non è stato un evento isolato o puramente speculativo, ma un movimento gestito e inquadrato all’interno di portafogli che complessivamente amministrano migliaia di miliardi di dollari.
Un altro aspetto rilevante riguarda l’atteggiamento verso la volatilità. Lungi dall’essere percepita solo come un rischio, la volatilità viene sempre più vista dai consulenti come un’opportunità tattica per incrementare l’esposizione in momenti di debolezza del mercato. Questo approccio conferma come la consulenza stia adottando logiche tipiche degli asset maturi, basate su ribilanciamenti, orizzonte temporale e gestione del rischio, piuttosto che su reazioni emotive di breve periodo.
Il report mette in evidenza anche una chiara preferenza per gli strumenti quotati. La maggioranza degli advisor indica i crypto equity ETF come veicolo privilegiato per le nuove allocazioni nel 2026. Inoltre, il 42% predilige fondi indicizzati a paniere rispetto a prodotti focalizzati su singoli token, segno di una crescente attenzione alla diversificazione e alla riduzione del rischio specifico. Le risorse destinate alle crypto provengono principalmente dalla riduzione della componente azionaria tradizionale (43%) o della liquidità (35%), confermando che gli asset digitali stanno entrando in concorrenza diretta con le classi di investimento consolidate.
Accanto a Bitcoin, emergono nuove aree di interesse. Cresce l’attenzione per le stablecoin, per i processi di tokenizzazione degli asset reali, indicati dal 30% degli advisor, e per la narrativa del “oro digitale”, spesso associata ai timori di svalutazione valutaria, citati dal 22% del campione. Non manca l’interesse per l’integrazione tra intelligenza artificiale e settore crypto, che coinvolge già il 19% dei consulenti, a dimostrazione di come l’innovazione venga letta in chiave sistemica e non per compartimenti stagni.
Il campione dell’indagine è composto in prevalenza da independent registered investment advisors (46%), seguiti da independent broker-dealer (25%), financial planner (16%), rappresentanti di wirehouse (7%), investitori istituzionali (3%) e altri professionisti (3%). La propensione a detenere crypto a titolo personale varia sensibilmente, passando dal 41% degli independent broker-dealer fino all’89% degli altri professionisti, ma il trend complessivo resta univoco: la familiarità con gli asset digitali è in crescita in tutte le categorie.
Sul fronte della domanda, il segnale è ancora più netto. Nel 2025 il 94% degli advisor ha ricevuto richieste di informazioni sulle criptovalute da parte dei clienti. Questo dato conferma come la pressione non arrivi solo dall’offerta o dall’innovazione di prodotto, ma soprattutto dagli investitori finali, sempre più consapevoli e desiderosi di comprendere rischi, opportunità e implicazioni regolamentari di un mercato in rapida evoluzione.
Nel complesso, il quadro che emerge è quello di un cambio di paradigma. Le criptovalute stanno uscendo definitivamente dalla dimensione di nicchia per diventare una componente ordinaria delle strategie patrimoniali. In questo processo, il consulente finanziario svolge un ruolo centrale non solo come intermediario tecnico, ma come educatore finanziario, chiamato a tradurre la complessità del mondo digitale in scelte di investimento consapevoli. La direzione sembra ormai tracciata: le crypto non sono più un’alternativa esterna al sistema, ma una parte integrante della sua evoluzione.