Per oltre un decennio le criptovalute sono state sinonimo di volatilità estrema, promesse di guadagni rapidi e cicli emotivi che alternavano euforia e panico. Ogni fase di rialzo sembrava aprire una nuova frontiera, ogni crollo riportava il settore in un inverno cripto segnato da dubbi e sfiducia. Oggi però qualcosa potrebbe essere cambiato. Secondo Mike Novogratz, fondatore e amministratore delegato di Galaxy Digital, l’“età della speculazione” potrebbe essere arrivata al capolinea, lasciando spazio a una fase più matura e meno dipendente da narrazioni esplosive.
Le sue parole, pronunciate al CNBC Digital Finance Forum, arrivano in un momento in cui il mercato appare disorientato. Molti osservatori si aspettavano che il 2026 si aprisse con un nuovo bull market, favorito da un’amministrazione statunitense percepita come più favorevole alle crypto e dalla prospettiva di una legge organica sulla market structure. Invece è accaduto l’opposto. Bitcoin ha perso oltre il 21% dall’inizio dell’anno ed è sceso fino a 60.062 dollari, il livello più basso da circa sedici mesi, segnando un ribasso vicino al 50% rispetto al massimo storico dell’ottobre 2025. Un arretramento che non può essere liquidato come semplice rumore di mercato.
A differenza del crollo del novembre 2022, quando il fallimento di FTX provocò una vera e propria frattura di fiducia nel sistema, questa volta non c’è un singolo evento da indicare come responsabile. Non esiste un “smoking gun”. Il calo sembra piuttosto il risultato di una trasformazione più profonda, di un cambio di fase che riguarda la composizione stessa degli investitori e il modo in cui viene percepito il rischio. L’unico shock recente citato come spartiacque è quello dell’ottobre 2025, quando oltre 1,6 milioni di trader subirono la cancellazione di circa 19 miliardi di dollari di posizioni a leva in sole ventiquattro ore. Una liquidazione di massa che colpì soprattutto operatori retail e market maker, comprimendo la liquidità e raffreddando l’entusiasmo.
Le criptovalute, osserva Novogratz, sono sempre state guidate dalle narrazioni. Storie di adozione globale, di rivoluzione finanziaria, di rendimenti straordinari. Ma le narrazioni hanno bisogno di tempo per costruirsi e di capitale emotivo per sostenersi. Quando una parte significativa della base retail viene spazzata via da movimenti improvvisi, la ricostruzione non è immediata. Il mercato non torna semplicemente al punto di partenza. Si crea un vuoto, una pausa, una fase di assestamento che può durare mesi.
Eppure, proprio in questo contesto, il CEO di Galaxy intravede un cambiamento strutturale. L’ingresso crescente degli investitori istituzionali ha modificato il profilo di rischio del settore. Gli operatori professionali non entrano in un mercato per moltiplicare il capitale dieci volte in poche settimane. Cercano stabilità, integrazione regolamentare, prodotti con rendimenti coerenti con i portafogli tradizionali. Questo passaggio, secondo Novogratz, segna il tramonto di una fase dominata dall’aspettativa di guadagni esponenziali e l’inizio di un ciclo più sobrio, orientato a asset reali tokenizzati, infrastrutture e servizi finanziari digitali.
La differenza tra retail e istituzionali è anche psicologica. Il pubblico retail entra nelle crypto attratto dall’idea di performance fuori scala. Gli istituzionali entrano per diversificare, per costruire esposizioni strategiche, per sfruttare efficienze operative. Se il peso relativo di questi due gruppi cambia, cambia inevitabilmente anche la dinamica dei prezzi. Non significa che la speculazione sparirà, ma che non sarà più l’unico motore.
Un altro elemento centrale è la possibile approvazione del CLARITY Act, la proposta di legge sulla struttura del mercato crypto negli Stati Uniti. La sua eventuale adozione fornirebbe un quadro normativo più chiaro, elemento che molti operatori considerano indispensabile per attrarre capitali su larga scala. Novogratz si è detto fiducioso che il provvedimento diventerà legge, sottolineando che sia i Democratici sia i Repubblicani hanno interesse a sostenerlo. Una cornice regolatoria definita potrebbe restituire “spirito” al mercato, riducendo l’incertezza che spesso frena l’allocazione di capitale istituzionale.
Nel frattempo, il settore sta già mostrando segnali di trasformazione. Cresce l’attenzione verso le azioni tokenizzate, verso i titoli digitali che replicano strumenti finanziari tradizionali ma vengono emessi e regolati su blockchain. Questi asset promettono un profilo di rendimento diverso rispetto alle crypto native, più allineato alle logiche dei mercati regolamentati. L’idea è che le stesse “crypto rails” possano diventare infrastrutture per servizi bancari globali, trasferendo valore in modo più rapido e meno costoso, piuttosto che strumenti di pura scommessa.
Resta tuttavia una domanda aperta. Se la speculazione si attenua, il settore perderà attrattiva? O guadagnerà credibilità? La storia finanziaria insegna che i mercati maturano quando smettono di essere dominati dall’euforia e iniziano a essere guidati da fondamentali più stabili. È possibile che il ciclo attuale rappresenti proprio questo passaggio. Non un declino, ma un consolidamento.
Il ribasso recente, in questa prospettiva, potrebbe essere interpretato come una fase di transizione. L’assenza di un evento traumatico specifico suggerisce che il mercato stia ricalibrando le aspettative. Dopo anni in cui la crescita esponenziale era considerata quasi inevitabile, ora prevale un atteggiamento più selettivo. Gli investitori valutano con maggiore attenzione la sostenibilità dei modelli di business, la qualità delle infrastrutture, la solidità delle governance.
La domanda di fondo è se questo processo porterà a un ecosistema più resiliente. Se la finanza digitale si integrerà realmente con il sistema tradizionale, le crypto potrebbero perdere parte del loro carattere ribelle ma guadagnare stabilità. L’era delle scommesse a trenta volte il capitale potrebbe lasciare spazio a rendimenti più contenuti ma più prevedibili, sostenuti da casi d’uso concreti.
In definitiva, l’idea che l’“età della speculazione” sia finita non è un epitaffio per il settore, ma un invito a leggerlo in modo diverso. Le criptovalute non sono più soltanto un laboratorio di volatilità. Stanno diventando un’infrastruttura finanziaria che deve dimostrare efficienza, affidabilità e integrazione normativa. Se questa trasformazione avrà successo, il mercato potrebbe uscire dall’attuale fase di debolezza con basi più solide. Se invece le riforme tarderanno e la fiducia non tornerà, la transizione rischierà di prolungarsi. In ogni caso, il messaggio è chiaro. Il ciclo non è più guidato solo dall’aspettativa di rendimenti fuori scala, ma dalla capacità del settore di reinventarsi come architettura finanziaria globale.