Nel mercato delle criptovalute si sta facendo strada una convinzione che fino a poche settimane fa sembrava prematura: il peggio potrebbe essere passato. A sostenerlo non sono soltanto operatori del settore o analisti vicini al mondo degli asset digitali, ma alcune delle più grandi banche d’affari internazionali. Tra queste, Goldman Sachs ha acceso i riflettori su un’ipotesi che sta attirando l’attenzione degli investitori, cioè che i prezzi possano aver già toccato il loro minimo ciclico. È una lettura che cambia il clima del mercato, perché sposta il focus dalla paura della caduta alla ricerca delle migliori occasioni per posizionarsi in vista del prossimo rimbalzo.
Secondo Goldman, il ridimensionamento degli ultimi mesi ha riportato molte valutazioni su livelli più interessanti. Dopo una lunga fase di debolezza, nella quale i titoli legati al mondo crypto hanno perso quasi la metà del loro valore rispetto ai picchi dell’autunno 2025, il mercato starebbe entrando in una zona più favorevole per chi guarda al medio e lungo periodo. Non significa che la volatilità sia finita né che il recupero sia imminente, ma indica che la fase di maggiore stress potrebbe essersi già consumata. Per gli investitori più attenti, questo cambia profondamente il modo di leggere i prezzi attuali.
La banca americana non invita però a comprare in modo indiscriminato. Il messaggio è più sottile e, proprio per questo, più interessante. Le opportunità sarebbero soprattutto selettive, con maggiore attenzione a quelle società che operano nell’ecosistema degli asset digitali ma che non dipendono in modo totale dall’andamento quotidiano delle quotazioni. In questa prospettiva, Goldman mantiene una visione positiva su nomi come Coinbase, Robinhood e Figure Technologies, pur correggendo alcuni obiettivi di prezzo per tenere conto del contesto ancora fragile. Il punto centrale non è l’euforia, ma la possibilità che il mercato stia costruendo una nuova base da cui ripartire.
A rafforzare questa interpretazione contribuisce anche Bernstein, che da tempo sostiene una lettura costruttiva del quadro. La società ritiene che Bitcoin abbia già segnato il proprio fondo e continua a indicare un target molto ambizioso per i prossimi mesi e per il prossimo ciclo. L’argomento più rilevante, però, non è tanto il numero finale quanto la qualità della correzione appena vissuta. Secondo questa analisi, il ribasso recente non ha mostrato i tratti tipici delle grandi crisi del passato. Non si sono visti crolli a catena, fallimenti sistemici o panico diffuso da collasso strutturale dell’intero comparto. Questo distingue l’attuale fase da altri inverni crypto molto più traumatici.
Il ribasso, in questa lettura, sarebbe stato alimentato soprattutto dall’incertezza geopolitica e dalla fuga temporanea verso beni percepiti come più sicuri, più che da una fragilità interna del sistema. È una differenza essenziale, perché una crisi provocata da fattori esterni può riassorbirsi più rapidamente rispetto a una crisi generata da squilibri profondi dell’ecosistema. Inoltre il mercato appare oggi più maturo rispetto al passato. La quota di Bitcoin detenuta tramite ETF è cresciuta, una parte molto ampia dell’offerta totale resta immobilizzata da oltre un anno e continua l’accumulo da parte di società che hanno scelto di inserire il Bitcoin in tesoreria. Tutti elementi che suggeriscono una struttura più solida e meno esposta alle ondate speculative più estreme.
In questo quadro si inserisce anche JPMorgan, che ha evidenziato un miglioramento del profilo di rischio di Bitcoin rispetto all’oro. Il confronto tra i due asset è sempre stato centrale nel dibattito sulla funzione del Bitcoin come riserva di valore. Secondo la banca, la distanza in termini di rischio si sarebbe ridotta sensibilmente, grazie sia al forte movimento dell’oro sia al diverso comportamento recente della volatilità. Questo non significa che Bitcoin sia diventato improvvisamente stabile, ma indica che il suo profilo di lungo periodo sta diventando più credibile agli occhi della finanza tradizionale.
Il mercato resta delicato e nessuno può escludere nuove oscillazioni o ulteriori fasi di debolezza nel breve termine. Eppure il cambiamento di tono proveniente da Wall Street è un segnale da non sottovalutare. Quando istituzioni come Goldman Sachs, Bernstein e JPMorgan iniziano a parlare di fondo di mercato, maturazione dell’ecosistema e potenziale di crescita futura, vuol dire che il settore sta uscendo dall’immagine di fenomeno puramente speculativo per entrare sempre più nell’orbita della finanza strategica. Per il mondo delle criptovalute potrebbe essere l’inizio di una nuova fase, meno impulsiva e più strutturata.