La tokenizzazione dei depositi bancari promette pagamenti più rapidi, maggiore programmabilità e trasferimenti quasi istantanei, ma potrebbe modificare in profondità uno dei meccanismi su cui si regge il credito tradizionale. A lanciare l’allarme è la Federal Reserve Bank of Dallas, secondo cui una diffusione su larga scala dei depositi tokenizzati potrebbe rendere la raccolta bancaria più mobile e sensibile ai tassi, riducendo la capacità degli istituti statunitensi di finanziare prestiti a medio e lungo termine.
I depositi tokenizzati sono rappresentazioni digitali di normali depositi bancari registrate su infrastrutture basate su blockchain o registri distribuiti. A differenza delle stablecoin, che possono essere emesse da soggetti diversi dalle banche e sono generalmente sostenute da riserve liquide, i depositi tokenizzati restano crediti verso l’istituto che li emette e continuano a muoversi all’interno del sistema bancario regolamentato. Il loro vantaggio principale è trasferire valore in tempo reale e integrare funzioni programmabili attraverso smart contract.
Proprio questa maggiore efficienza potrebbe però cambiare il comportamento dei depositanti. Oggi una parte importante della raccolta bancaria è considerata relativamente stabile perché famiglie e imprese non spostano continuamente il denaro da un istituto all’altro. Esistono costi, tempi operativi e relazioni commerciali che rendono i depositi meno mobili. Se questi ostacoli si riducessero drasticamente, un cliente potrebbe trasferire fondi in pochi secondi verso la banca che offre il rendimento migliore.
Il fenomeno potrebbe diventare ancora più rapido con sistemi di intelligenza artificiale capaci di gestire automaticamente la liquidità. Un agente digitale potrebbe confrontare continuamente i tassi offerti da più istituti e spostare i depositi senza attendere una decisione manuale del cliente. Per le banche questo significherebbe una raccolta meno prevedibile, maggiore concorrenza sui rendimenti e un aumento potenziale del costo del funding.
La Fed di Dallas concentra l’attenzione soprattutto sulla trasformazione delle scadenze. Le banche raccolgono denaro che, pur essendo spesso rimborsabile a vista, tende nella pratica a rimanere depositato per periodi relativamente lunghi. Questa stabilità consente agli istituti di finanziare mutui, prestiti alle imprese e altri impieghi con scadenze più estese. Se i depositi diventassero più sensibili ai tassi o restassero sui conti per periodi più brevi, la capacità di sostenere attività di lunga durata potrebbe diminuire.
Le stime degli economisti della Dallas Fed mostrano la dimensione potenziale del fenomeno. Un aumento del 10% della sensibilità dei depositi ai tassi potrebbe ridurre di circa 700 miliardi di dollari, espressi in equivalenti di rischio di durata a dieci anni, la capacità complessiva delle banche di assumere esposizioni a più lunga scadenza. Una riduzione del 10% della vita media dei depositi produrrebbe invece un effetto stimato vicino a 580 miliardi.
Queste cifre non significano che 700 miliardi di dollari uscirebbero automaticamente dalle banche. Il punto riguarda piuttosto la quantità di rischio di durata che il sistema potrebbe sostenere. Gli istituti potrebbero reagire aumentando la raccolta a termine, emettendo più debito oppure concentrandosi su attività più liquide, come riserve e titoli del Tesoro. Soluzioni che potrebbero però rendere più costoso finanziare famiglie e imprese.
L’esperienza dei sistemi di pagamento istantaneo già diffusi in altri Paesi suggerisce che una maggiore velocità nei trasferimenti può spingere le banche a detenere più attività liquide. Negli Stati Uniti il confronto è ancora iniziale, ma l’espansione di stablecoin, fondi monetari tokenizzati e infrastrutture digitali sta accelerando il cambiamento.
La vera questione sarà trovare un equilibrio tra innovazione e stabilità. I depositi tokenizzati possono rendere il sistema finanziario più efficiente e competitivo, ma potrebbero anche modificare il modo in cui le banche raccolgono denaro e concedono credito. Per le autorità la sfida sarà evitare che la velocità della nuova finanza riduca uno dei compiti fondamentali del sistema bancario, trasformare la raccolta in finanziamenti destinati all’economia reale.