Kalshi vuole portare nel mercato azionario americano uno degli strumenti che hanno contribuito maggiormente alla crescita del trading sulle criptovalute. La piattaforma, conosciuta soprattutto per i mercati previsionali, si prepara a chiedere l’autorizzazione per circa sessanta futures perpetui collegati ad azioni ed ETF, con nomi come Tesla, Nvidia e Apple tra i possibili sottostanti. La novità più rilevante non riguarda soltanto il prodotto finanziario, ma il modello di mercato che potrebbe nascere, con contratti negoziabili ventiquattro ore su ventiquattro e sette giorni su sette, anche quando Wall Street è chiusa.
I perpetual futures, spesso abbreviati in perps, sono derivati privi di una data di scadenza. Consentono di assumere una posizione rialzista o ribassista sull’andamento di un’attività senza acquistare direttamente il titolo sottostante. Il loro prezzo viene mantenuto vicino a quello dell’asset di riferimento attraverso un sistema di pagamenti periodici tra operatori, noto come funding rate. La struttura permette inoltre l’utilizzo della leva finanziaria, che può amplificare i profitti ma anche accelerare le perdite e le liquidazioni delle posizioni.
Il modello è diventato centrale nell’universo crypto proprio perché elimina uno dei limiti tipici dei mercati tradizionali, quello dell’orario di negoziazione. Applicato alle azioni, cambierebbe però profondamente il rapporto tra mercato ufficiale e mercato derivato. Un perpetual su Tesla potrebbe continuare a oscillare durante la notte o nel fine settimana mentre il titolo quotato al Nasdaq resta fermo. In presenza di una notizia societaria importante, il derivato potrebbe quindi anticipare la formazione del prezzo che il mercato azionario esprimerà soltanto alla riapertura.
È proprio questo elemento ad aver acceso il confronto sulla vigilanza. La Commodity Futures Trading Commission ha già aperto la strada ai perpetual negli Stati Uniti approvando a maggio un contratto perpetuo su bitcoin presentato da Kalshi. L’autorità ha tuttavia chiarito che l’inquadramento adottato per gli asset digitali non può essere automaticamente esteso a ogni categoria di sottostante e che prodotti riferiti ad altre attività richiedono una valutazione specifica.
La questione diventa particolarmente delicata quando il derivato segue una singola società quotata. Negli Stati Uniti il mercato azionario e numerosi prodotti collegati alle azioni ricadono sotto la supervisione della Securities and Exchange Commission. Citadel Securities ha chiesto che i nuovi strumenti equity-linked non vengano sottratti a questo sistema, sostenendo che una separazione potrebbe frammentare la sorveglianza tra mercato azionario e derivati. Il problema riguarda soprattutto insider trading, manipolazione, gestione degli ordini, controlli sull’accesso al mercato e coordinamento delle sospensioni delle contrattazioni.
Il caso è tutt’altro che teorico. Se un titolo fosse sospeso dopo la diffusione di informazioni sensibili mentre il perpetual continuasse a essere negoziato, si creerebbero due mercati con regole e tempi differenti sullo stesso rischio economico. Allo stesso modo, informazioni societarie non ancora pubbliche potrebbero essere utilizzate sul derivato quando il mercato principale è chiuso. La crescita del trading continuo rende quindi decisivo stabilire non soltanto quale autorità debba autorizzare il prodotto, ma anche come debbano dialogare i rispettivi sistemi di controllo.
La partita che si apre attorno a Kalshi supera così Tesla, Nvidia o Apple. Wall Street sta assorbendo strumenti, logiche operative e abitudini nate nell’economia crypto, mentre le piattaforme digitali cercano di trasformare il trading 24/7 in uno standard anche per gli asset tradizionali. Nel frattempo altri operatori stanno sperimentando derivati perpetui collegati agli indici azionari, segnale che la competizione si sta rapidamente spostando dalla sola crypto alla struttura stessa dei mercati finanziari.
Se i perpetual azionari otterranno il via libera, il confine tra mercati finanziari classici e infrastrutture nate nel mondo digitale diventerà ancora più sottile. Ma proprio questa convergenza obbligherà i regolatori a decidere se innovare le regole insieme ai prodotti oppure lasciare che sia il mercato a correre più velocemente della vigilanza.