La Germania si prepara a cambiare in modo significativo il trattamento fiscale delle criptovalute, mettendo in discussione uno dei vantaggi che negli ultimi anni aveva reso il Paese particolarmente interessante per gli investitori di lungo periodo. Una bozza elaborata dal Ministero federale delle Finanze prevede infatti di eliminare, per i nuovi acquisti, l’attuale possibilità di realizzare plusvalenze esenti dopo almeno dodici mesi di detenzione.
Oggi Bitcoin, Ether e molte altre criptovalute detenute da investitori privati sono considerate, ai fini fiscali tedeschi, beni la cui vendita può rientrare nelle operazioni private. In linea generale, se la cessione avviene oltre un anno dopo l’acquisto, il guadagno può essere esente da imposta. Se invece la vendita avviene entro dodici mesi, la plusvalenza può concorrere al reddito personale ed essere tassata secondo l’aliquota applicabile al contribuente.
La proposta cambierebbe radicalmente questo schema. Per le criptovalute acquistate dopo il 31 dicembre 2026, il periodo di possesso non sarebbe più determinante e le plusvalenze verrebbero assoggettate a un’imposta sul capitale del 25%, secondo un meccanismo più vicino a quello già utilizzato per azioni e altri investimenti finanziari. Considerando anche il supplemento di solidarietà applicato all’imposta, il prelievo effettivo potrebbe raggiungere il 26,375%, prima dell’eventuale imposta ecclesiastica prevista dal sistema tedesco.
Il punto più importante per gli investitori è tuttavia la tutela delle posizioni già esistenti. Secondo l’impostazione attualmente circolata, le criptovalute acquistate entro la fine del 2026 continuerebbero a beneficiare delle regole precedenti. Non si tratterebbe quindi di una modifica retroattiva, ma della creazione di due regimi fiscali paralleli, distinti in base alla data di acquisto degli asset.
Il progetto riguarda soprattutto criptovalute come Bitcoin ed Ether, mentre alcune categorie di token resterebbero fuori dal nuovo trattamento. Tra queste figurerebbero NFT, determinate stablecoin, security token e alcune attività digitali collegate ad asset del mondo reale. Anche staking e prestito di criptovalute potrebbero essere ricondotti più chiaramente alla categoria dei redditi di capitale, rafforzando l’integrazione del settore digitale nel sistema fiscale finanziario tradizionale.
Un altro cambiamento importante riguarderebbe gli intermediari. Dal 2028 i fornitori di servizi crypto potrebbero essere chiamati a trattenere direttamente l’imposta sulle plusvalenze, con un modello simile a quello utilizzato dagli intermediari finanziari tradizionali. La distanza di un anno rispetto all’entrata in vigore sostanziale della riforma servirebbe a consentire alle piattaforme di adeguare sistemi informatici, registrazioni dei prezzi di acquisto e procedure di identificazione delle operazioni.
La misura avrebbe anche un effetto diverso a seconda del profilo dell’investitore. Chi mantiene Bitcoin per anni perderebbe uno dei maggiori vantaggi del sistema tedesco, cioè la possibilità di monetizzare una plusvalenza senza imposizione dopo dodici mesi. Per alcuni trader di breve periodo, invece, il nuovo regime potrebbe risultare persino più favorevole rispetto alla tassazione personale oggi applicabile, che nei redditi più elevati può raggiungere aliquote sensibilmente superiori al 25%.
Il Ministero delle Finanze stima che il nuovo sistema possa generare circa 160 milioni di euro di entrate aggiuntive nel 2028, con una crescita fino a circa 350 milioni annui entro il 2031. Le cifre mostrano che l’obiettivo non è soltanto aumentare il gettito, ma anche ridurre la distanza fiscale tra criptovalute e investimenti finanziari tradizionali.
La riforma, però, non è ancora legge. Il testo si trova in una fase preliminare di coordinamento governativo e potrà essere modificato durante il successivo percorso legislativo. Se l’impostazione venisse confermata, il 31 dicembre 2026 diventerebbe una data spartiacque per il mercato crypto tedesco. La Germania passerebbe così da uno dei regimi europei più favorevoli agli investitori di lungo periodo a un sistema nel quale Bitcoin verrebbe trattato, sul piano fiscale, sempre più come un normale investimento finanziario.