Nel primo semestre del 2026 il modo in cui gli utenti acquistano criptovalute è cambiato. A guidare il mercato non sono più soltanto Bitcoin ed Ethereum, ma soprattutto le stablecoin, asset digitali progettati per mantenere un valore stabile rispetto a una valuta tradizionale, nella maggior parte dei casi il dollaro. I dati raccolti da Mercuryo sulle operazioni di ingresso dal denaro fiat alle criptovalute mostrano che la quota delle stablecoin è salita dal 43% al 60% del volume complessivo in sei mesi.
Il dato segnala un cambiamento profondo nelle abitudini degli investitori. In una fase segnata da incertezza economica e minore propensione al rischio, molti utenti preferiscono strumenti meno esposti alle oscillazioni. USDT e USDC non vengono più utilizzate soltanto come passaggio per comprare altre criptovalute, ma come destinazione del capitale, utile per conservare liquidità digitale, effettuare trasferimenti e accedere ai servizi blockchain. Le stablecoin stanno infatti assumendo un ruolo crescente anche nei pagamenti internazionali e nella gestione della liquidità aziendale.
La crescita riguarda anche i nuovi utenti. Nel primo semestre del 2026 il 47% delle persone entrate per la prima volta sulla piattaforma ha acquistato una stablecoin come prima operazione, contro il 33% del semestre precedente. Quasi un nuovo utente su due sceglie quindi di iniziare con un dollaro digitale anziché con Bitcoin o Ethereum. Anche il valore medio degli acquisti in stablecoin è aumentato del 28%, mentre la loro quota sul numero totale delle transazioni è passata dal 33% al 41%.
Bitcoin ha perso parte della propria quota di volume, scesa dal 16,1% al 12,6%, ma ha mantenuto quasi stabile la frequenza degli acquisti. Questo indica che l’interesse non è scomparso e che la riduzione del valore complessivo può dipendere anche dall’andamento dei prezzi. Ethereum ha mostrato una maggiore debolezza, con la quota di volume diminuita dal 19,5% al 13,3% e quella delle transazioni calata dal 18,3% al 14,7%. Tra i nuovi clienti, inoltre, Bitcoin ha superato Ethereum come prima scelta dopo le stablecoin.
Diverso è il caso di Solana. La sua quota sul numero delle operazioni è aumentata dall’8,1% all’11%, mentre il peso sul volume è cresciuto soltanto dal 4,4% al 4,8%. Gli utenti acquistano quindi SOL con maggiore frequenza, ma attraverso ordini più piccoli. Il dato descrive una comunità attiva, orientata verso applicazioni veloci e costi contenuti.
Anche i metodi di pagamento mostrano una netta separazione. Le carte Visa e Mastercard hanno generato il 66% del volume pur rappresentando il 42% delle operazioni. Sono dunque lo strumento preferito per gli acquisti di importo più elevato. Apple Pay e Google Pay hanno invece gestito la metà delle transazioni, ma soltanto il 29% del valore complessivo, confermandosi come soluzioni per acquisti frequenti e ridotti.
Il telefono è ormai il principale punto di accesso al mercato. Nove operazioni su dieci sono state eseguite da dispositivi mobili. La sorpresa arriva dagli utenti Android, il cui ordine medio è cresciuto del 29%, contro il 17% registrato su iOS. Anche la distanza tra mobile e desktop negli acquisti più rilevanti si è ridotta, dimostrando che lo smartphone non serve più soltanto per piccole operazioni.
Nel complesso, l’importo medio degli acquisti crypto è aumentato del 16%. Questa crescita è concentrata soprattutto sulle stablecoin, mentre il valore medio degli ordini in Bitcoin è diminuito e quello di Ethereum è rimasto quasi fermo. Il mercato appare quindi meno dipendente dalla sola ricerca di guadagni speculativi e più interessato alla gestione della liquidità, ai pagamenti e ai trasferimenti internazionali.
La vera sfida sarà capire se questa tendenza resterà stabile anche durante una nuova fase rialzista. Se gli utenti continueranno a scegliere le stablecoin quando Bitcoin ed Ethereum torneranno a crescere, il cambiamento potrà essere considerato strutturale. In quel caso, le criptovalute ancorate al dollaro non saranno più soltanto il parcheggio prudente del mercato, ma una delle infrastrutture della nuova economia digitale.