L’Irlanda prepara una svolta importante nella tassazione degli investimenti al dettaglio, ma sceglie di lasciare le criptovalute fuori dal nuovo sistema agevolato che dovrebbe diventare operativo nel 2027. Il governo di Dublino sta infatti lavorando a un nuovo conto personale di investimento pensato per spingere i risparmiatori verso strumenti finanziari più produttivi rispetto ai tradizionali depositi bancari, semplificando allo stesso tempo il rapporto con il fisco.
Il progetto nasce da un problema molto concreto. Le famiglie irlandesi conservano una quota particolarmente elevata della propria ricchezza finanziaria in contanti e depositi, circa il 38%, contro una media europea vicina al 30%. Per il governo si tratta di capitale che potrebbe essere impiegato con maggiore efficienza nei mercati finanziari, aumentando nel tempo le possibilità di rendimento per i cittadini e contribuendo anche al finanziamento dell’economia reale.
Il nuovo conto dovrebbe essere accessibile ai residenti fiscali irlandesi maggiorenni in possesso del numero personale di servizio pubblico. Nella fase iniziale sarà consentito un solo conto per persona. Non è previsto un investimento minimo obbligatorio, mentre sarà introdotto un limite massimo annuale ai versamenti. Gli investitori potranno inoltre ritirare il denaro senza periodi minimi di permanenza e trasferire il portafoglio da un intermediario a un altro, per quanto possibile, senza generare automaticamente un evento fiscale.
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda proprio la tassazione. Il nuovo modello prevede una soglia di valore esente e, oltre tale livello, l’applicazione annuale di un’aliquota fissa ridotta. Soglia, aliquota e limite ai contributi saranno definiti con il Budget 2027. Per gli investimenti detenuti nel nuovo conto non dovrebbe inoltre operare l’attuale regola della cessione presunta dopo otto anni, meccanismo che in determinati casi fa scattare la tassazione anche in assenza di una vendita effettiva dell’investimento.
La semplificazione sarà anche amministrativa. Saranno i fornitori del conto, come banche, società di investimento, gestori e altri intermediari autorizzati, a calcolare le imposte, effettuare le comunicazioni e versare quanto dovuto al Revenue irlandese. Per il piccolo investitore significa ridurre sensibilmente la complessità fiscale che spesso rende meno attraente l’accesso ai mercati.
Nel paniere degli strumenti ammessi entreranno azioni quotate, obbligazioni, strumenti negoziati su mercati regolamentati, fondi destinati alla clientela retail, ETF e alcuni prodotti di investimento assicurativi. Restano invece escluse le criptovalute e i derivati, considerate dal governo categorie eccessivamente complesse e rischiose per un contenitore pensato soprattutto per favorire una partecipazione più ampia e prudente dei cittadini ai mercati.
La scelta irlandese si inserisce nel percorso avviato dall’Unione europea con la raccomandazione sui Savings and Investment Accounts, che incoraggia gli Stati membri a creare strumenti semplici, flessibili e fiscalmente vantaggiosi. Bruxelles ha indicato azioni, obbligazioni e fondi come nucleo principale dei prodotti eleggibili e ha suggerito di escludere gli asset più difficili da comprendere per l’investitore retail. La raccomandazione europea lascia tuttavia uno spazio specifico per le versioni tokenizzate di strumenti finanziari che sarebbero già ammissibili nella loro forma tradizionale.
Il punto politico è quindi significativo. L’Irlanda non vieta ai cittadini di acquistare criptovalute e non introduce un divieto generale sul settore. Decide però di non concedere alle crypto il trattamento fiscale preferenziale previsto per il nuovo conto. È una distinzione importante, soprattutto mentre l’Europa sta costruendo un quadro più strutturato per i crypto asset e, parallelamente, aumenta gli obblighi di trasparenza fiscale e di comunicazione delle transazioni.
Dublino sembra così voler separare due piani. Da una parte intende modernizzare il mercato degli investimenti personali, favorendo l’ingresso dei risparmiatori nei mercati dei capitali con regole più semplici. Dall’altra mantiene una linea prudente sulle attività digitali più volatili. Il risultato è un sistema che apre agli investimenti, ma seleziona in modo deciso quali strumenti possano beneficiare dell’incentivo fiscale pubblico.
La distinzione tra crypto asset e strumenti finanziari tokenizzati trova origine anche nella raccomandazione europea del settembre 2025, mentre dal 2026 l’Irlanda ha già introdotto nuovi obblighi di raccolta delle informazioni sulle operazioni crypto nell’ambito del sistema CARF e della direttiva DAC8.