Un consorzio formato da dodici banche europee ha scelto Fireblocks per realizzare l’infrastruttura tecnica di una nuova stablecoin in euro, in una delle operazioni più rilevanti finora avviate in Europa per riportare al centro la moneta unica anche nella finanza digitale. Il progetto non riguarda soltanto il mondo crypto in senso stretto, ma tocca un tema molto più ampio, quello della sovranità monetaria europea nell’epoca degli asset tokenizzati, dei pagamenti istantanei e delle infrastrutture finanziarie basate su blockchain.
La joint venture si chiama Qivalis, ha sede ad Amsterdam e punta a lanciare la stablecoin nella seconda metà del 2026, subordinatamente all’autorizzazione della De Nederlandsche Bank, la banca centrale olandese, come istituto di moneta elettronica. È un passaggio essenziale, perché nel quadro europeo definito dal MiCA, le stablecoin ancorate a valute ufficiali devono rispettare requisiti stringenti in termini di riserve, trasparenza, rimborso e controlli.
Il consorzio comprende alcuni dei nomi più importanti del sistema bancario europeo, tra cui Banca Sella, BBVA, BNP Paribas, CaixaBank, Danske Bank, DekaBank, DZ BANK, ING, KBC, Raiffeisen Bank International, SEB e UniCredit. La nascita di Qivalis era stata avviata nel settembre 2025 con nove membri fondatori, per poi ampliarsi fino agli attuali dodici. L’ingresso di BBVA nel febbraio 2026 è particolarmente significativo, perché la banca spagnola aveva inizialmente valutato un proprio progetto autonomo di stablecoin in euro, salvo poi convergere verso una piattaforma comune.
La nuova stablecoin europea sarà garantita con rapporto uno a uno rispetto all’euro. Secondo l’impostazione annunciata, almeno il 40% delle riserve sarà detenuto in depositi bancari, mentre la parte restante sarà investita in titoli di Stato a breve termine e di alta qualità emessi da Paesi dell’area euro. Questa struttura mira a combinare stabilità, liquidità e conformità regolamentare, evitando i rischi tipici dei modelli opachi o eccessivamente esposti ad attività illiquide.
Il ruolo di Fireblocks sarà centrale. La società fornirà l’infrastruttura per l’emissione, la distribuzione e la gestione della stablecoin, integrando nel ciclo operativo delle transazioni i controlli antiriciclaggio, lo screening delle sanzioni e le verifiche know your customer. In questo modo il progetto si distingue dalle stablecoin nate in contesti più speculativi, perché nasce espressamente per un utilizzo regolamentato, bancario e istituzionale.
Il vero obiettivo non sembra essere il trading retail di criptovalute. Qivalis guarda piuttosto al regolamento interbancario, alla gestione della tesoreria, ai pagamenti transfrontalieri e al trading di asset tokenizzati. In altre parole, la stablecoin punta a diventare uno strumento operativo per banche, imprese e operatori finanziari che vogliono muovere valore in euro in modo rapido, programmabile e sempre disponibile. Il sistema dovrebbe inoltre supportare il rimborso 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, elemento decisivo per rendere la moneta digitale realmente utilizzabile nei mercati globali.
La sfida è enorme. Il mercato mondiale delle stablecoin è dominato quasi interamente dal dollaro. A marzo 2026, il valore complessivo del settore si collocava intorno ai 316-320 miliardi di dollari, con i token denominati in dollari responsabili di oltre il 95% dell’offerta. Le stablecoin in euro, invece, restavano marginali, con un valore stimato intorno ai 650 milioni di dollari. Questo squilibrio mostra quanto sia profonda la distanza tra la forza dell’euro nel sistema finanziario tradizionale e la sua presenza ancora limitata nell’economia digitale on-chain.
Alcuni operatori europei si sono già mossi. Société Générale e Oddo BHF hanno lanciato stablecoin in euro conformi al MiCA, ma nessuna iniziativa ha finora riunito il peso collettivo di un consorzio bancario così ampio. La differenza, in questo caso, è proprio la dimensione istituzionale. Una stablecoin promossa da dodici banche può avere maggiore credibilità presso imprese, tesorerie, fondi, piattaforme di tokenizzazione e operatori finanziari regolamentati.
Il progetto Qivalis si inserisce in una tendenza politica più ampia. L’Europa teme una possibile dollarizzazione digitale, cioè uno scenario in cui anche pagamenti, regolamenti e mercati tokenizzati europei finiscano per utilizzare prevalentemente strumenti denominati in dollari. Per questo la creazione di una stablecoin in euro non è soltanto una scelta tecnologica, ma anche una decisione strategica. Significa costruire un’infrastruttura monetaria europea capace di competere in un ambiente globale sempre più digitale.
La partita, tuttavia, è appena iniziata. Il successo dipenderà dall’autorizzazione della banca centrale olandese, dalla capacità del consorzio di attrarre volumi reali e dall’effettiva integrazione della stablecoin nei processi bancari e finanziari. Ma il segnale è forte. L’Europa non vuole più limitarsi a regolare l’innovazione altrui. Vuole costruire strumenti propri, conformi, affidabili e denominati nella propria moneta.