Galaxy entra ufficialmente nel campo dei possibilisti e lo fa nel momento più delicato del confronto tra Washington e l’industria crypto, segnando una svolta politica e strategica che potrebbe cambiare il destino della regolamentazione negli Stati Uniti. Nel pieno del dibattito sulle nuove leggi USA su Bitcoin e criptovalute, mentre una parte del settore alza barricate e un’altra prova a trattare, la posizione espressa dal CEO Mike Novogratz introduce un principio chiave destinato a pesare: meglio una legge imperfetta oggi che nessuna legge per anni.
Il contesto è quello di un pacchetto normativo ancora in fase di definizione, che dovrebbe assegnare competenze chiare alle autorità di vigilanza americane, distinguendo tra asset digitali, derivati, stablecoin e piattaforme di scambio. Un terreno scivoloso, dove gli interessi industriali contano quanto le visioni ideologiche. Ed è proprio su questo punto che emerge una frattura non tanto politica, quanto di modello di business. Da un lato c’è Coinbase, che ha deciso di ritirare il proprio sostegno al testo in discussione. Dall’altro ci sono operatori come Kraken e Galaxy, pronti invece a lavorare su una base normativa anche scomoda, purché rappresenti un punto di partenza.
Il nodo centrale riguarda le stablecoin e, in particolare, il divieto di riconoscere premi o rendimenti agli utenti tramite questi strumenti. Una clausola che colpisce in modo diretto Coinbase, il cui accordo privilegiato con Circle e la distribuzione di USDC rappresentano una fonte di ricavi strategica. Nel solo terzo trimestre del 2025, questa linea di business avrebbe generato 354 milioni di dollari, una cifra che spiega molto più di qualsiasi comunicato stampa il motivo della presa di distanza dell’exchange quotato al Nasdaq. Difendere quel flusso significa difendere un asset industriale, non soltanto un principio.
Galaxy, al contrario, occupa una posizione diversa nell’ecosistema. Non è solo un operatore di mercato, ma un ponte tra finanza tradizionale e mondo crypto, tra investitori istituzionali, fondi, desk di trading e infrastrutture. È per questo che la dichiarazione di Novogratz rilasciata a CNBC assume un valore che va oltre la singola azienda. Dire apertamente “se la legge non è perfetta, la sistemeremo dopo” significa riconoscere una verità spesso rimossa nel dibattito crypto: la regolazione è un processo, non un evento.
Questo cambio di tono arriva mentre, alle 12:00 ora locale di venerdì, è prevista una videochiamata tra i leader del settore crypto e i senatori democratici che siedono nelle due commissioni chiave del Senato americano, quella sull’Agricoltura, competente per i derivati, e quella bancaria. Un segnale politico tutt’altro che marginale. Dopo anni di scontri frontali, cause legali e comunicazioni ostili, il fatto che i Democratici cerchino una “quadra” direttamente con l’industria indica una mutazione dell’approccio istituzionale. Non più demonizzazione, ma negoziazione.
L’ottimismo prudente che filtra dalle parole di Novogratz non nasce dall’illusione che il testo sia buono, ma dalla consapevolezza che l’assenza di regole è diventata il vero freno allo sviluppo. Senza una cornice normativa, i grandi capitali restano cauti, le banche esitano, i fondi pensione osservano da lontano. Una legge anche “brutta”, come l’ha definita implicitamente il CEO di Galaxy, può invece sbloccare dinamiche fondamentali: accesso istituzionale, certezza giuridica, standard condivisi.
In questo scenario, la frizione tra gli attori del settore appare sempre meno come una guerra di principi e sempre più come un conflitto di interessi economici legittimi. Coinbase difende il proprio modello basato sulle stablecoin e sui rendimenti; Galaxy e Kraken puntano su una strategia di lungo periodo, accettando compromessi iniziali per poi intervenire con emendamenti correttivi. Due visioni che, secondo molti osservatori, sono destinate a convergere. Perché restare fuori dal tavolo significa rinunciare a influenzare le regole del gioco.
Il punto di caduta potrebbe essere proprio questo: una legge che non soddisfa nessuno al cento per cento, ma che introduce finalmente una distinzione chiara tra crypto-commodity e crypto-security, tra attività di trading spot e prodotti derivati, tra stablecoin di pagamento e strumenti di investimento. Un impianto imperfetto, certo, ma sufficiente a far uscire il settore dalla zona grigia in cui si trova da anni.
La disponibilità di Galaxy a “sporcarsi le mani” pur di arrivare a un risultato segna dunque un passaggio simbolico. È il riconoscimento che l’epoca dell’anti-politica crypto è finita. L’industria non può più limitarsi a crescere nonostante le regole; deve iniziare a crescere insieme alle regole, influenzandole, correggendole, assumendosi anche il rischio di compromessi temporanei. In questo senso, l’apertura di Novogratz non è un segno di debolezza, ma di maturità sistemica.
Se l’incontro con i Democratici porterà a un’intesa di massima, è probabile che anche le posizioni più rigide si ammorbidiscano. Perché, al netto delle differenze, il settore crypto statunitense condivide un interesse fondamentale: uscire dall’incertezza normativa prima che siano altri Paesi a dettare gli standard globali. E su questo terreno, anche una legge “brutta” può diventare il primo mattone di un’architettura più solida.