Il debutto di SpaceX davanti agli investitori pubblici ha prodotto un risultato apparentemente contraddittorio. La società ha presentato conti migliori delle attese, con ricavi in forte crescita e un netto miglioramento della redditività operativa, ma le azioni hanno perso circa l’11 per cento nelle contrattazioni precedenti all’apertura di Wall Street. Il mercato ha premiato poco i risultati raggiunti e ha concentrato l’attenzione sui costi necessari per sostenere i progetti futuri.
Nel secondo trimestre del 2026 i ricavi sono aumentati del 92 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, raggiungendo 7,8 miliardi di dollari. Anche l’EBITDA rettificato ha mostrato un progresso significativo, arrivando a 3,5 miliardi, quasi tre volte il livello registrato dodici mesi prima. La perdita netta si è ridotta a 541 milioni di dollari, segnalando un miglioramento della gestione nonostante l’elevato fabbisogno finanziario.
A preoccupare gli investitori è stata soprattutto la spesa in conto capitale, salita a 18,4 miliardi di dollari nel trimestre. SpaceX sta destinando risorse ingenti all’espansione di Starlink, allo sviluppo di Starship e alla costruzione di infrastrutture legate all’intelligenza artificiale. Si tratta di attività considerate strategiche per la crescita, ma capaci di comprimere il flusso di cassa libero e di rinviare nel tempo la piena trasformazione dei ricavi in utili disponibili.
Il problema non riguarda soltanto l’ammontare degli investimenti già sostenuti. Alcuni analisti prevedono che la società possa arrivare a spendere quasi 200 miliardi di dollari sia nel 2027 sia nel 2028. Una simile accelerazione rafforza le prospettive industriali di lungo periodo, ma aumenta anche il rischio che SpaceX debba continuare a utilizzare capitale esterno per finanziare infrastrutture estremamente costose.
Sul titolo pesa inoltre la scadenza del periodo di lockup successivo alla quotazione. Circa 911,5 milioni di azioni detenute da dipendenti, fondatori e investitori iniziali potrebbero diventare vendibili. L’aumento potenziale dei titoli disponibili sul mercato alimenta il timore di una maggiore pressione ribassista, anche se una parte dell’effetto potrebbe essere già incorporata nei prezzi.
I risultati hanno attirato attenzione anche per la presenza di Bitcoin nel bilancio aziendale. SpaceX ha mantenuto tutti i suoi 18.712 BTC, senza effettuare vendite durante il trimestre. Alla fine di giugno la posizione valeva circa 1,1 miliardi di dollari. La diminuzione del prezzo della criptovaluta ha però generato una riduzione contabile vicina a 195 milioni, aumentando la volatilità del risultato netto.
Le nuove regole sul fair value impongono infatti alle società quotate di aggiornare periodicamente il valore delle attività digitali possedute. Ciò significa che le oscillazioni di Bitcoin possono incidere direttamente sui conti trimestrali anche quando nessuna moneta viene venduta. L’investimento resta quindi intatto sul piano operativo, ma produce effetti immediati sulla rappresentazione economica della società.
La reazione negativa della Borsa non segnala necessariamente una sfiducia nel modello di SpaceX. Gli analisti continuano a riconoscere la forza di Starlink, il valore tecnologico di Starship e la capacità dell’azienda di operare in settori difficilmente accessibili ai concorrenti. Il calo mostra piuttosto quanto gli investitori siano diventati sensibili alla qualità dei flussi di cassa, alla disciplina finanziaria e ai tempi necessari per ottenere rendimenti.
Le valutazioni degli analisti restano molto distanti. JPMorgan ha alzato il proprio obiettivo di prezzo a 240 dollari, pur avvertendo sulla pressione finanziaria degli investimenti. Raymond James ha invece confermato una stima di 800 dollari, sostenendo che la solidità operativa e il potenziale dei nuovi servizi giustifichino una visione più ottimistica.
SpaceX entra così in una nuova fase. Da società privata concentrata sull’innovazione deve ora confrontarsi ogni trimestre con aspettative, valutazioni e reazioni immediate. La crescita resta eccezionale, ma il mercato chiede di capire quanto capitale sarà necessario per trasformare ambizioni spaziali, satellitari e digitali in profitti sostenibili.