Nel panorama della finanza digitale e degli investimenti legati alle criptovalute, i movimenti di capitale all’interno degli ETF crypto stanno offrendo segnali interessanti sul comportamento degli investitori istituzionali. Negli ultimi giorni, infatti, i fondi negoziati in borsa su Bitcoin hanno registrato un forte ritorno di interesse, mentre gli ETF legati a Solana e ad altre altcoin continuano a subire deflussi, evidenziando una crescente divergenza tra il principale asset digitale e il resto del mercato.
Secondo i dati diffusi da piattaforme di analisi del settore, gli ETF spot su Bitcoin hanno attirato 251 milioni di dollari di afflussi netti in una sola giornata di contrattazioni. Si tratta di un segnale significativo che conferma come Bitcoin continui a rappresentare il punto di riferimento per molti investitori, soprattutto nei momenti in cui il mercato globale attraversa fasi di incertezza. Il flusso di capitale è stato trainato in particolare dall’iShares Bitcoin Trust, che ha raccolto circa 186 milioni di dollari, contribuendo in modo decisivo alla crescita complessiva degli investimenti nei prodotti finanziari legati alla criptovaluta più famosa al mondo.
Il dato è ancora più significativo se si considera che, nello stesso giorno, nessuno dei dodici ETF su Bitcoin disponibili sul mercato statunitense ha registrato deflussi. Questo indica una fiducia relativamente stabile da parte degli investitori istituzionali e dei grandi operatori finanziari, che continuano a considerare Bitcoin come l’asset digitale più solido e con la maggiore capacità di attrarre capitale anche in periodi di volatilità.
La situazione appare invece molto diversa per quanto riguarda gli ETF su Solana e su altre criptovalute alternative. A partire dal 5 marzo, i sei principali ETF spot su Solana negli Stati Uniti hanno registrato deflussi cumulativi per circa 16 milioni di dollari. Si tratta del primo periodo prolungato di prelievi dai fondi legati a SOL dopo diverse settimane di relativa stabilità nei flussi di investimento.
Il trend negativo è iniziato con un’uscita di circa 5,23 milioni di dollari in una singola giornata, seguita da ulteriori 8,23 milioni di dollari di deflussi il giorno successivo. Tra i prodotti più colpiti figura il fondo FSOL di Fidelity, che ha registrato quasi 5 milioni di dollari di ritiri in una sola sessione di trading. Nei giorni successivi il trend si è confermato, con altri 2,48 milioni di dollari usciti dai fondi, mentre l’ETF VSOL di VanEck ha registrato il maggiore deflusso giornaliero tra i prodotti dedicati a Solana.
La divergenza tra Bitcoin e le altcoin è diventata ancora più evidente se si osservano i flussi complessivi degli ETF crypto. Mentre i fondi su Bitcoin attiravano capitali, gli ETF su Ethereum hanno registrato deflussi superiori ai 51 milioni di dollari, mentre quelli su XRP e Solana hanno perso rispettivamente 18 milioni e 2,48 milioni di dollari nello stesso periodo. Questa tendenza suggerisce che una parte degli investitori stia riducendo l’esposizione agli asset considerati più rischiosi per concentrarsi su strumenti percepiti come relativamente più stabili.
Curiosamente, i deflussi dagli ETF sulle altcoin si sono verificati proprio mentre i prezzi spot di molti token stavano registrando piccoli rialzi, con aumenti compresi tra il 2% e il 4% nella stessa giornata. Questo fenomeno evidenzia come i flussi finanziari nei prodotti istituzionali non seguano sempre immediatamente l’andamento dei prezzi sul mercato.
Nel caso di Solana, il prezzo della criptovaluta ha mostrato una fase di consolidamento in una fascia relativamente stretta. Negli ultimi giorni il token ha oscillato tra circa 80 e 88 dollari, stabilizzandosi attorno agli 85 dollari. Dopo un calo nel fine settimana che aveva portato il prezzo vicino agli 80 dollari, SOL ha tentato un recupero fino agli 88 dollari prima di tornare sui livelli attuali.
Il contesto macroeconomico e geopolitico ha contribuito a influenzare l’andamento del mercato crypto. Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, incluse alcune azioni militari statunitensi che hanno coinvolto l’Iran, hanno generato una forte avversione al rischio tra gli investitori alla fine di febbraio e nei primi giorni di marzo. In queste condizioni, molti operatori finanziari tendono a ridurre l’esposizione agli asset più speculativi.
Un parziale allentamento delle tensioni ha comunque consentito a Bitcoin di recuperare terreno, riportandosi sopra la soglia dei 70.000 dollari e trascinando al rialzo anche alcune altcoin. Tuttavia, il comportamento degli ETF suggerisce che il capitale istituzionale continui a privilegiare la criptovaluta principale rispetto ai progetti alternativi.
Nonostante i deflussi recenti, gli ETF su Solana restano comunque tra i prodotti più interessanti nel panorama degli investimenti crypto. Dal loro lancio nel luglio 2025, i sei fondi disponibili sul mercato statunitense hanno accumulato complessivamente circa 1,5 miliardi di dollari di afflussi netti. Secondo diversi analisti, circa la metà di questi capitali proviene da investitori istituzionali, un fattore che potrebbe contribuire a limitare eventuali ulteriori ondate di rimborsi nel breve periodo.
Il comportamento divergente tra ETF su Bitcoin e ETF su altcoin rappresenta quindi uno dei segnali più interessanti dell’attuale fase di mercato. Da un lato emerge una crescente selettività degli investitori, dall’altro si conferma la posizione dominante di Bitcoin come asset di riferimento dell’intero ecosistema delle criptovalute.
Nel mondo delle criptovalute, dove i numeri cambiano rapidamente e le valutazioni possono oscillare nel giro di pochi giorni, anche le classifiche dei più ricchi del pianeta possono diventare terreno di controversia. È quanto accaduto dopo la pubblicazione della World’s Billionaires List 2026 di Forbes, che ha stimato il patrimonio netto del fondatore di Binance, Changpeng Zhao, noto come CZ, in circa 110 miliardi di dollari. Una cifra che lo collocherebbe al 17° posto tra gli uomini più ricchi del mondo, davanti perfino al cofondatore di Microsoft Bill Gates.
La valutazione non è però passata inosservata allo stesso Zhao, che ha espresso pubblicamente il proprio scetticismo. In un messaggio pubblicato sul social network X, l’imprenditore ha definito la stima sostanzialmente illogica, sottolineando come l’aumento attribuito alla sua ricchezza personale non sembri coerente con l’andamento recente del mercato. Secondo CZ, infatti, i prezzi delle criptovalute hanno registrato un calo superiore al 50% nel corso del 2026, rendendo difficile comprendere come il suo patrimonio possa risultare in crescita proprio nello stesso periodo.
Il cuore della questione riguarda il modo in cui vengono calcolate le grandi fortune legate agli asset digitali. Forbes ha attribuito la maggior parte della ricchezza di Zhao alla sua partecipazione stimata del 90% in Binance, il più grande exchange di criptovalute al mondo per volume di scambi. Secondo la rivista economica, il valore complessivo della piattaforma sarebbe vicino ai 100 miliardi di dollari, cifra che spiegherebbe l’impennata della ricchezza personale dell’imprenditore.
La differenza rispetto all’anno precedente è notevole. Nel 2025 la stessa classifica aveva stimato la fortuna di CZ in circa 65,7 miliardi di dollari, collocandolo al 24° posto. L’incremento ipotizzato da Forbes sarebbe quindi di oltre 47 miliardi di dollari in dodici mesi. Un salto che ha alimentato il dibattito su quanto siano realmente affidabili le valutazioni di patrimoni costruiti attorno a società private e token digitali.
Lo stesso Zhao ha fatto notare di non aver nemmeno letto l’intero articolo pubblicato dalla rivista, ma ha affermato che “basta guardare il grafico” per rendersi conto che qualcosa non torna. Alcuni dati provenienti dalla società di analisi Arkham Intelligence, citati nei report sul tema, indicano che le partecipazioni on-chain attribuibili a CZ sarebbero pari a circa 1,06 miliardi di dollari, una cifra molto inferiore rispetto alla valutazione complessiva stimata dalla rivista statunitense.
La polemica mette in evidenza una questione più ampia che riguarda l’intero ecosistema delle criptovalute. Valutare con precisione il patrimonio degli imprenditori del settore è complesso perché molti dei loro asset non sono immediatamente liquidi o quotati sui mercati pubblici. Nel caso di Binance, ad esempio, si tratta di una società privata, il cui valore viene dedotto attraverso modelli finanziari che considerano ricavi, quote di mercato e confronti con aziende simili.
Inoltre, il valore di molti patrimoni legati alla finanza digitale dipende fortemente dall’andamento dei token associati agli ecosistemi delle piattaforme. Nel caso di Binance, il riferimento principale è BNB, la criptovaluta della rete. Dopo aver toccato un picco vicino ai 1.300 dollari nel 2025, il token ha registrato una sensibile correzione nel corso del 2026, seguendo una tendenza ribassista diffusa anche tra altri asset digitali come Bitcoin ed Ethereum.
Questa volatilità rende inevitabilmente più difficile stabilire quanto valga davvero un impero economico costruito nel mondo blockchain. Forbes, da parte sua, utilizza un metodo di valutazione definito multifattoriale, che non si basa esclusivamente sul prezzo di mercato delle criptovalute ma tiene conto anche delle stime di fatturato, delle transazioni comparabili e delle valutazioni attribuite da investitori istituzionali.
La vicenda si inserisce inoltre in un momento particolare della storia personale di CZ. Nel novembre 2023 l’imprenditore si è dimesso da CEO di Binance nell’ambito di un accordo con le autorità statunitensi, dopo essersi dichiarato colpevole di violazioni legate alle norme antiriciclaggio. Zhao ha scontato quattro mesi di carcere e pagato una multa personale di 50 milioni di dollari, mentre Binance ha versato 4,3 miliardi di dollari per chiudere la controversia con il governo americano e ha progressivamente ridotto la propria presenza nel mercato statunitense.
Nel 2025, poco dopo il suo insediamento alla Casa Bianca, il presidente Donald Trump ha concesso a Zhao una grazia presidenziale, cancellando la sua condanna. Da allora l’imprenditore è rimasto una figura influente nell’ecosistema globale delle criptovalute, pur non ricoprendo più il ruolo operativo alla guida dell’exchange.
La classifica Forbes 2026 ha contato complessivamente 3.428 miliardari nel mondo, circa 400 in più rispetto all’anno precedente. In cima alla lista figura Elon Musk, con una fortuna stimata in 839 miliardi di dollari, grazie alle sue partecipazioni in aziende come Tesla e SpaceX. Tuttavia, il dibattito nato attorno alla posizione di Changpeng Zhao dimostra che nel mondo della finanza digitale stabilire chi sia davvero più ricco può essere molto più complicato di quanto suggeriscano le classifiche.
L’evoluzione delle piattaforme social potrebbe entrare in una nuova fase con il lancio di X Money, il sistema di pagamenti digitali sviluppato all’interno della piattaforma X guidata da Elon Musk. L’imprenditore ha annunciato che il servizio entrerà in accesso pubblico anticipato ad aprile, segnando un passo importante nel progetto di trasformare il social network in una vera e propria app universale capace di integrare comunicazione, contenuti e servizi finanziari in un unico ecosistema digitale.
L’idea non nasce oggi. Da tempo Musk parla della possibilità di creare una piattaforma che unisca messaggistica, social media, pagamenti e servizi finanziari. Con X Money questo progetto inizia a prendere una forma concreta. Il nuovo sistema dovrebbe consentire agli utenti di effettuare pagamenti digitali, inviare denaro in tempo reale e gestire fondi direttamente all’interno dell’app, senza dover ricorrere a servizi esterni.
Prima dell’annuncio ufficiale, il sistema era già stato testato in una beta chiusa tra i dipendenti della società. Durante una riunione interna dell’azienda dedicata allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, Musk aveva spiegato che il servizio funzionava già all’interno dell’organizzazione e che l’obiettivo era estenderlo progressivamente agli utenti esterni. Il passaggio all’accesso pubblico anticipato rappresenta quindi il primo vero test su larga scala.
Un episodio curioso ha accompagnato le prime fasi di diffusione del servizio. L’attore William Shatner, noto per il suo ruolo nella saga di Star Trek, ha partecipato alla promozione del progetto mettendo all’asta alcuni inviti anticipati per provare X Money. Gli inviti sono stati offerti in cambio di donazioni destinate a un’organizzazione benefica che sostiene bambini e veterani. L’iniziativa ha attirato molta attenzione nella comunità tecnologica e ha contribuito ad aumentare la curiosità attorno al nuovo sistema di pagamento.
Dal punto di vista tecnico, X Money è stato progettato per competere con piattaforme già consolidate nel settore dei pagamenti peer-to-peer. Tra i servizi più noti in questo ambito ci sono PayPal e Cash App, strumenti utilizzati ogni giorno da milioni di persone per trasferire denaro in modo rapido. L’obiettivo della nuova piattaforma è offrire funzionalità simili, ma integrate direttamente in un social network con centinaia di milioni di utenti.
Le prime informazioni emerse dai tester indicano che il servizio includerà diverse funzionalità finanziarie. Tra queste figurano una carta di debito digitale, trasferimenti istantanei di denaro tra utenti e programmi di cashback sugli acquisti effettuati con la carta. Il sistema dovrebbe inoltre offrire un rendimento annuale sui depositi in contanti, rendendo la piattaforma non solo uno strumento di pagamento ma anche una soluzione per la gestione quotidiana del denaro.
Per garantire sicurezza e conformità normativa, l’infrastruttura finanziaria di X Money si appoggia a partner bancari. I fondi degli utenti sono custoditi presso Cross River Bank, istituto membro della Federal Deposit Insurance Corporation, che assicura i depositi fino a un certo limite. Questa struttura permette alla piattaforma di operare all’interno del sistema finanziario statunitense mantenendo le tutele previste per i conti bancari tradizionali.
Dal punto di vista regolatorio, la società ha già ottenuto licenze per la trasmissione di denaro in oltre quaranta stati americani attraverso la controllata X Payments. Si tratta di un passaggio fondamentale per poter offrire servizi di pagamento negli Stati Uniti e, in prospettiva, espandere il sistema a livello globale.
Il potenziale di diffusione del servizio è legato soprattutto alla dimensione della piattaforma. X conta oltre 600 milioni di utenti attivi mensili, una base enorme che potrebbe trasformare rapidamente il nuovo strumento in uno dei principali operatori nel settore dei pagamenti digitali. Se anche solo una parte di questi utenti iniziasse a utilizzare X Money, il servizio potrebbe acquisire una posizione competitiva significativa nel mercato.
Il progetto finanziario di Musk non si limita però ai pagamenti. All’interno della piattaforma si stanno sviluppando anche altre funzionalità legate al mondo degli investimenti. Alcuni dirigenti di X hanno anticipato l’arrivo dei cosiddetti Smart Cashtags, strumenti che in futuro potrebbero consentire agli utenti di seguire e interagire con azioni e criptovalute direttamente dalla timeline.
Non è ancora chiaro se le criptovalute saranno integrate fin dal lancio di X Money. Le speculazioni sono numerose, soprattutto riguardo a Dogecoin, la criptovaluta spesso citata da Musk in passato. Tuttavia al momento non esiste una conferma ufficiale sulla presenza di asset digitali nel sistema di pagamento iniziale.
Per Musk questo progetto rappresenta anche un ritorno alle origini della sua carriera. Alla fine degli anni Novanta aveva infatti cofondato X.com, una banca online che successivamente sarebbe diventata parte di PayPal. Con X Money l’imprenditore sembra voler riprendere quell’idea iniziale e portarla a una scala molto più ampia, sfruttando la potenza di un social network globale.
Se il lancio pubblico anticipato di aprile avrà successo, la piattaforma potrebbe segnare l’inizio di una nuova fase nell’evoluzione delle super app, sistemi digitali che combinano comunicazione, commercio e finanza in un unico ambiente digitale.
L’ecosistema della finanza decentralizzata continua a evolversi e a ridefinire il rapporto tra tecnologia e sistema finanziario. In questo contesto la Ethereum Foundation ha annunciato la creazione di un nuovo team dedicato esclusivamente allo sviluppo e al supporto della DeFi, con l’obiettivo di rafforzare l’innovazione all’interno della rete Ethereum e promuovere una visione definita DeFipunk, ispirata ai principi storici del movimento cypherpunk.
Il nuovo gruppo nasce all’interno della divisione Application Relations, che si occupa di sostenere gli sviluppatori e favorire la crescita dell’ecosistema applicativo costruito su Ethereum. A guidare l’iniziativa sono stati scelti due professionisti con una lunga esperienza nel settore della finanza decentralizzata. Charles St. Louis, già CEO della piattaforma DELV e noto per aver contribuito alla progettazione della governance di MakerDAO, assumerà il ruolo di DeFi Protocol Specialist. Accanto a lui lavorerà Ivan Ivanov, conosciuto nella comunità crypto con lo pseudonimo ivangbi e cofondatore di Gearbox Protocol, che ricoprirà la posizione di DeFi Coordinator. Il progetto sarà supervisionato da Jason Chaskin, responsabile del gruppo App Relations and Research della Foundation.
L’obiettivo dichiarato della nuova struttura è quello di rafforzare la visione DeFipunk, una filosofia che interpreta la finanza decentralizzata non come una semplice evoluzione dei servizi finanziari tradizionali, ma come un sistema completamente nuovo, possibile solo grazie alla tecnologia blockchain. In questa prospettiva la DeFi non si limita a migliorare l’efficienza della finanza esistente, ma introduce modelli radicalmente diversi basati su accesso senza permessi, resistenza alla censura, autocustodia degli asset, privacy integrata e sviluppo open source.
Secondo questa visione, l’innovazione finanziaria dovrebbe essere costruita su infrastrutture che non dipendono da intermediari centrali. Ethereum rappresenta uno dei principali ambienti tecnologici in cui questa idea prende forma. Negli ultimi anni la rete è diventata la piattaforma di riferimento per numerosi protocolli di lending, trading decentralizzato, gestione di stablecoin e strumenti finanziari programmabili.
Il nuovo team non si limiterà a sostenere i protocolli DeFi già esistenti. La Ethereum Foundation ha infatti indicato l’intenzione di esplorare anche le forme di DeFi del futuro, un ambito che potrebbe includere tecnologie emergenti come agenti di intelligenza artificiale controllati dagli utenti, mercati futures completamente on-chain, modelli di governance basati sulla futarchy, e sistemi di prestito collateralizzato con tutela della privacy basati su prove crittografiche a conoscenza zero.
Questa iniziativa non rappresenta un episodio isolato. Negli ultimi mesi la Foundation ha intensificato il proprio coinvolgimento diretto nella finanza decentralizzata. All’inizio del 2025 l’organizzazione ha destinato 50.000 ETH a un portafoglio dedicato alla DeFi, con l’obiettivo di sostenere l’ecosistema e testare direttamente le opportunità offerte dai protocolli decentralizzati. Nei mesi successivi sono stati investiti circa 120 milioni di dollari in piattaforme di lending come Aave e Spark, due dei protocolli più importanti nel panorama Ethereum.
A metà 2025 la Foundation ha inoltre introdotto una nuova politica di tesoreria, che integra i principi del framework DeFipunk nella gestione delle proprie risorse. Questo approccio prevede che una parte delle entrate dell’organizzazione venga generata attraverso la partecipazione diretta alla DeFi, riducendo la dipendenza dalla semplice vendita di ETH sul mercato.
Il lavoro del nuovo team sarà collegato anche ad altre iniziative strategiche della Foundation. In particolare verrà rafforzata la collaborazione con il gruppo di lavoro sulla privacy, riorganizzato nel corso del 2025 per sviluppare strumenti più avanzati di protezione dei dati all’interno dell’ecosistema Ethereum. Parallelamente è stato introdotto un nuovo team dedicato alla piattaforma tecnologica con il compito di migliorare il rapporto tra il livello base di Ethereum e le sue reti Layer 2, che stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nella scalabilità della blockchain.
L’annuncio arriva in una fase complessa per il mercato delle criptovalute. Il prezzo di ETH ha attraversato periodi di debolezza e l’ecosistema Ethereum deve affrontare una crescente concorrenza da parte di altre blockchain, tra cui Solana, che negli ultimi anni ha attirato sviluppatori e capitali grazie a commissioni più basse e maggiore velocità di transazione.
Nonostante queste sfide, la Ethereum Foundation sembra determinata a rafforzare la propria strategia a lungo termine. L’istituzione considera la DeFi uno dei pilastri fondamentali del futuro della rete e ritiene che il rafforzamento dei principi DeFipunk possa contribuire a mantenere Ethereum al centro dell’innovazione finanziaria decentralizzata. La creazione di un team dedicato rappresenta quindi un segnale chiaro della volontà di investire nello sviluppo di un sistema finanziario aperto, programmabile e indipendente dalle strutture tradizionali.
Il nuovo rapporto sulla Proof of Reserves pubblicato da Binance il 7 marzo fotografa una fase interessante per il mercato delle criptovalute. Si tratta del quarantesimo report consecutivo dell’exchange, basato su un’istantanea delle riserve scattata il 1° marzo, e i dati mostrano una diminuzione delle partecipazioni degli utenti in alcune delle principali valute digitali. I numeri indicano cali nelle riserve di Bitcoin, Ethereum, USDT e anche del token BNB, segnali che riflettono sia l’andamento dei mercati sia le strategie degli investitori in una fase di forte volatilità.
Secondo il report, le riserve degli utenti in Bitcoin custodite sulla piattaforma sono diminuite di 8.004 BTC, portando il totale a circa 631.000 BTC. Si tratta di un calo dell’1,25% rispetto ai 639.149 BTC registrati nella fotografia del mese precedente. La riduzione più marcata riguarda però Ethereum, con una diminuzione del 7,35%: circa 307.203 ETH hanno lasciato l’exchange, portando il totale a circa 3,87 milioni di ETH, pari a circa 609 milioni di dollari ai prezzi attuali di mercato. Anche la principale stablecoin del mercato ha registrato un calo. Le riserve di Tether (USDT) sono scese dello 0,98%, ovvero circa 360 milioni di token, attestandosi intorno ai 36,4 miliardi di USDT. Più contenuto invece il calo delle riserve di BNB, che hanno registrato una diminuzione dello 0,40%, pari a 175.167 token.
Nonostante queste riduzioni, la piattaforma ha ribadito che gli asset degli utenti restano completamente coperti. Binance ha infatti confermato che tutte le riserve sono garantite con un rapporto di copertura 1:1 o superiore, elemento centrale del sistema di trasparenza adottato dopo le crisi che hanno colpito il settore negli anni passati. La verifica delle riserve avviene attraverso un sistema crittografico basato su Merkle Tree, una struttura che permette agli utenti di controllare autonomamente se il proprio saldo è incluso nel totale delle riserve dichiarate dall’exchange. Questo metodo è diventato uno standard crescente tra le piattaforme di trading di asset digitali perché consente un controllo pubblico e verificabile dei fondi custoditi.
Il contesto in cui avvengono questi movimenti è quello di una fase di rallentamento del mercato delle criptovalute. Negli ultimi mesi il prezzo di Bitcoin ha registrato una flessione significativa, scendendo di oltre il 22% rispetto al massimo storico raggiunto nel ciclo precedente e oscillando tra 60.000 e 70.000 dollari tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo. Ancora più marcato il calo di Ethereum, che ha perso oltre il 35% rispetto ai picchi recenti. Parallelamente, l’intero comparto degli asset digitali ha visto contrarsi la propria capitalizzazione complessiva, passata da circa 3.100 miliardi di dollari a circa 2.300 miliardi nel giro di pochi mesi.
Gli analisti sottolineano che la diminuzione delle partecipazioni degli utenti su un exchange non è necessariamente un segnale negativo. Al contrario, può indicare una maggiore diffusione della custodia autonoma, pratica attraverso cui gli investitori trasferiscono le proprie criptovalute in wallet privati per conservarle a lungo termine. In altri casi gli asset vengono spostati verso piattaforme concorrenti o verso strategie di investimento alternative. Storicamente, il movimento di monete dagli exchange verso portafogli esterni è stato spesso associato a fasi di accumulo da parte degli investitori più pazienti, che preferiscono conservare gli asset fuori dalle piattaforme di trading in attesa di nuovi cicli rialzisti.
Nonostante i cali registrati a marzo, la posizione di Binance nel settore rimane dominante. Secondo i dati sulle riserve degli exchange pubblicati da CoinMarketCap a gennaio 2026, la piattaforma deteneva circa 155,64 miliardi di dollari in riserve complessive, un valore oltre quattro volte superiore a quello del suo concorrente più vicino, OKX, fermo a circa 31,29 miliardi di dollari. All’interno di queste riserve, le stablecoin rappresentavano circa 47,47 miliardi di dollari, mentre gli asset collegati a Bitcoin ammontavano a circa 49,84 miliardi di dollari.
A inizio anno l’exchange ha inoltre aggiornato la metodologia utilizzata per la Proof of Reserves, includendo nel calcolo anche alcuni asset di proprietà della piattaforma che in precedenza erano esclusi. Secondo Binance, questa modifica è stata introdotta per offrire una rappresentazione più accurata della copertura 1:1 dei fondi e ridurre le possibili incomprensioni sui rapporti di riserva. In un settore che continua a evolversi rapidamente e che resta sotto l’attenzione dei regolatori globali, la trasparenza sulle riserve è diventata uno degli elementi più importanti per mantenere la fiducia degli utenti e la stabilità dell’intero ecosistema delle criptovalute.